Come funziona, per davvero
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Un autobus in tempo reale non è una diretta. È una sequenza di fotografie, scattate a intervalli, che arrivano con un po' di ritardo. Questa pagina dice esattamente quanto durano quegli intervalli e quel ritardo, perché sono numeri che si possono misurare — e li abbiamo misurati.
Misure rifatte l'8 agosto 2026 sulla rete automobilistica e su quella di navigazione.I tre tempi
Fra l'autobus vero e il pallino sul tuo schermo ci sono tre orologi diversi, e conviene tenerli separati perché fanno cose diverse.
- Ogni 10 secondi — il mezzo manda la propria posizione. È il suo ritmo, molto regolare.
- Ogni 15 secondi — ACTV pubblica il pacchetto con tutti i mezzi insieme. Anche questo è un metronomo.
- Circa 1 secondo — quanto ci mettiamo noi ad accorgercene e a portartelo.
I due ritmi non sono sincronizzati fra loro, e in mezzo c'è il tempo che la posizione impiega ad arrivare dal mezzo ai sistemi di ACTV. Il risultato, misurato su qualche migliaio di posizioni: quando una posizione compare, tipicamente ha fra i 12 e i 20 secondi, in mezzo sedici.
Sedici secondi a passo di città sono una sessantina di metri. Su una strada libera, duecento. Ecco perché ogni tanto l'autobus è già alla fermata mentre sulla mappa deve ancora girare l'angolo: non manca niente, è che quella fotografia è stata scattata prima.
Sulla parte che dipende da noi — quel secondo — abbiamo lavorato parecchio. Sul resto non può lavorarci nessuno: è la fisica di una posizione che deve essere letta, spedita, raccolta e ripubblicata.
Il punto interrogativo
Se un mezzo ha un ? al posto del numero vuol dire una cosa precisa: questo mezzo esiste ed è lì, ma nel dato non c'è scritto che corsa stia facendo.
La posizione e la corsa viaggiano insieme ma nascono separate. La posizione la manda il mezzo. La corsa è un'informazione che va associata, e questa associazione può mancare per tanti motivi ordinari: il mezzo si sta spostando fuori servizio, sta rientrando, è in pausa fra due turni, oppure semplicemente in quel momento non risulta agganciato a una corsa programmata.
Non è distrazione di nessuno e non è un dato sbagliato. È un dato che dice meno: ecco dov'è invece di ecco dov'è e cosa sta facendo. Con una flotta di centinaia di mezzi che entrano e escono dal servizio tutto il giorno, una quota di mezzi non agganciati è fisiologica.
Quello che cambia parecchio è l'ora. Di giorno la maggioranza dei mezzi in strada ha la sua corsa. A tarda sera si ribalta: quando il servizio finisce, quasi tutti quelli che vedi stanno rientrando, e la mappa diventa un campo di punti interrogativi. Una notte di agosto, a mezzanotte e un quarto, li abbiamo contati: 103 mezzi su 104. I vaporetti, che hanno linee notturne più regolari, in genere continuano a dichiararsi normalmente.
Potremmo nasconderli e la mappa sembrerebbe più pulita. Non lo facciamo: quel mezzo è lì davvero, e nasconderlo sarebbe far sparire un'informazione vera per far sembrare più ordinato il nostro schermo.
Come proviamo a indovinare la linea
Qui c'è il pezzo di cui andiamo più orgogliosi, ed è giusto raccontarlo per intero perché è un'ipotesi nostra, non un dato.
Se selezioni una linea, prendiamo tutti i mezzi senza corsa assegnata e ne cerchiamo qualcuno che stia a meno di cento metri dal percorso di quella linea. Se lo trova, glielo attribuiamo e te lo mostriamo dicendoti che è un'ipotesi.
Cento metri e non trecento perché a Venezia e a Mestre le strade parallele sono tante, e un raggio largo pescherebbe l'autobus della via accanto. Meglio non dire niente che dire una cosa comoda e sbagliata.
C'è una seconda condizione, ed è quella che salva l'ipotesi dal diventare una sciocchezza: la linea deve essere in servizio a quell'ora. Sul percorso della 7 alle due di notte, per quanto vicino sia, un 7 non è. Quel controllo lo facciamo sugli orari ufficiali, corsa per corsa.
Il caso in cui questo si vede meglio è il ponte della Libertà. Lì passano quasi tutte le linee fra Venezia e la terraferma, e a certe ore trovi sette o otto mezzi col punto interrogativo tutti in fila. Se selezioni una linea che ci passa, alcuni di quelli prendono il suo numero: non perché lo sappiamo, ma perché sono sul suo percorso, a quell'ora, e la spiegazione più semplice è che la stiano facendo.
Non funziona sempre e non pretende di farlo. È un ripiego onesto per non lasciarti una mappa vuota quando i mezzi ci sono.
Il colore dice quanto fidarti
Ogni mezzo si porta dietro l'età della propria ultima posizione, e noi la mostriamo invece di nasconderla:
- 0–30 secondi — aggiornato. È la condizione normale.
- 31–90 secondi — recente. Ha saltato un giro: è più avanti di dove lo vedi.
- 91–180 secondi — non aggiornato. Prendilo come zona, non come punto.
- oltre 3 minuti — non lo mostriamo affatto.
L'ultima riga è la decisione più importante di tutta l'applicazione. Dopo tre minuti un autobus può essere ovunque nel giro di qualche chilometro: disegnarlo fermo dov'era sarebbe una bugia molto precisa, e una bugia precisa è peggio di un'assenza onesta.
Quindi ogni tanto la mappa ha dei buchi. Sono voluti, e adesso sai leggerli.
Il pallino cammina anche quando non arriva niente
Le posizioni arrivano a scatti, ogni quindici secondi. Il pallino sulla mappa invece si muove di continuo.
Quello scorrimento è nostro: fra una posizione e la successiva facciamo scivolare il segnaposto verso il punto dove è arrivato. È un'interpolazione — un'ipotesi ragionevole su cosa è successo nel mezzo — e nessuno ha misurato quei quindici secondi.
Lo facciamo perché un pallino che salta è più difficile da seguire con l'occhio, e perché la direzione del movimento resta un'informazione utile anche quando è approssimata. Ma è giusto che tu sappia dove finisce il dato e dove comincia il disegno. Sulla scheda di ogni mezzo c'è scritto anche lì.
Quando sparisce e poi ritorna
Capita che un mezzo scompaia per un minuto e riappaia più avanti. Non l'abbiamo perso noi: ha perso il segnale lui.
Sottopassi, gallerie, tratti fra i palazzi alti, i punti dove anche il tuo telefono fa una tacca sola. Il mezzo smette di trasmettere, la sua ultima posizione invecchia, supera i tre minuti e sparisce. Appena riprende torna, di colpo, dove è arrivato nel frattempo.
Se una linea sembra avere un buco proprio dove ti servirebbe, spesso è questo — non una corsa saltata.
Da dove vengono i dati
BusBus non è l'app ufficiale e non ha nessun accordo con ACTV. Usiamo i dati aperti che l'azienda pubblica per chiunque, nei formati standard con cui si muovono le città di mezzo mondo — gli stessi che permettono a chi vuole di costruirci sopra qualcosa.
Che ACTV li pubblichi non è scontato: molte aziende non lo fanno, e senza quella scelta questa mappa non esisterebbe.
Vuol dire però che siamo un anello in fondo alla catena. Se un dato di partenza manca o è impreciso, il nostro lo è di conseguenza: non abbiamo una seconda fonte da incrociare e non inventiamo niente per riempire i vuoti. Quando non sappiamo, scriviamo che non sappiamo.
Per gli orari ufficiali, gli avvisi di sciopero, i biglietti e i reclami il posto giusto resta ACTV. Noi facciamo una cosa sola: dirti dove sono i mezzi adesso, con la precisione che i dati permettono.
Se sei arrivato fin qui
Adesso hai in mano i numeri: dieci secondi il ritmo del mezzo, quindici quello della pubblicazione, sedici l'età tipica di quello che vedi, tre minuti la soglia oltre la quale preferiamo tacere, cento metri il raggio entro cui ci permettiamo un'ipotesi.
Con questi si legge una mappa di mezzi molto meglio — anche quelle degli altri, che hanno esattamente gli stessi limiti ma raramente li scrivono da qualche parte.
E la prossima volta che qualcuno dice “quell'app non funziona, l'autobus era già lì”, la risposta non è una scusa: è che quella fotografia era di sedici secondi prima, e sedici secondi su una strada libera sono duecento metri.
BusBus lo fa una persona che a Venezia ci si muove davvero. Se trovi qualcosa che è sbagliato per davvero — non in ritardo, proprio sbagliato — scrivilo: è così che migliora.